mercoledì 4 giugno 2014

Morte di Andrea Cottone

Con quel fango ci dovevamo vedere a mezzogiorno. Gli avevo detto a mezzogiorno - all'American Bar a quell'ora ci sono solo vecchietti. Potevamo persino parlare delle questioni nostre, eppure non si è presentato. Io sono un tipo puntuale e credevo che lo fosse anche lui. Guardo l'orologio, sono le dodici e trentacinque e decido di chiamarlo. E' raro che Andrea porti il cellulare con se, ma io provo lo stesso. Il cellulare l'ha tenuto spento. Magari, nel prendere i suoi figli a scuola ha trovato traffico.
Sono incazzato, siamo amici da una vita e mai una volta in orario. Se non si presenta vado io a cercarlo.


Metto in moto la macchina e percorro con calma la strada, quindi parcheggio di
fronte al minigolf e scendo. Il mare è calmo e i gabbiani avvinghiano pesci. Cammino per una cinquantina di metri e con la coda dell'occhio lo scovo dall'altra parte della strada. Si infila in un viottolo sterrato e io lo seguo. Che cosa sta combinando? Non è solo. Con lui ci sono due uomini. Andrea farfuglia, balbetta, gesticola in modo irrazionale. Uno dei due lo colpisce tre volte dietro la nuca ed il mio amico sviene, di botto, il corpo steso sul marciapiede sporco. Rimango impietrito per una ventina di secondi, il vento caldo si attorciglia ai miei capelli e non so che fare. Prego come un dannato e mi nascondo dietro un albero di ulivo abbastanza largo, da qui posso vedere la scena con una visuale di gran lunga migliore. Voglio più dettagli, mi avvicino attraversando una fitta rete di cespugli e mi butto a terra. Mi alzo, ma Andrea è sparito. Io intanto
Minigolf - Ficarazzi
salgo su un albero per non essere beccato, riesco ad uscire dalla campagna e mi dirigo con foga verso la macchina, le chiavi già in mano. Ma quelli non vanno da nessuna parte, se lo trascinano con fatica fino al minigolf. C'è un piccolo capannone dietro, in pochi lo conoscono. La scia di sangue che traccia una pista mi fa accapponare la pelle, tanto da avere un mancamento e vomitare, in silenzio, lungo tutto la strada. Nauseato, afferro due cassette di frutta in mezzo all'erba e mi arrampico fino a poter vedere qualcosa dalle finestrelle sporche. L'hanno legato ad una sedia, lui non può gridare, il nastro isolante gli copre persino parte del naso. Gli tirano un secchio d'acqua addosso per farlo riprendere, Andrea scatta sulla sedia e comincia a urlare, è terrificante. E' spacciato, il mio amico. Magari non lo uccidono, magari lo vogliono solo interrogare, avrà contratto qualche strano debito e questa era l'unica soluzione per convincerlo a pagare. Invece no, gli mettono una cintura al collo e tirano da entrambe le parti. Gli spasmi alle gambe e alle dita delle mani determinano contrazioni che lo fanno sussultare più volte sulla sedia della morte. Calma, estrema calma. La testa pende a sinistra e le dita si rilassano. Sono soddisfatti, hanno compiuto il loro lavoro, quei due. Sento uno di loro che dice: Ezio, portiamolo al deposito di marmo.
La porta si apre e corro verso il retro dell'edificio, magari non mi vedono. Lo caricano su un'auto. Prendo la mia e li seguo. Lì, in uno spiazzo c'è qualcosa di rettangolare, a coprire un telo di camion.
Prendono il corpo di Andrea e tolgono il telo. Una vasca, senza dubbio. Mio dio, ma che c'è dentro? Lo spogliano, senza pudore, senza un minimo di gentilezza. Frizza, il corpo frizza e bolle. E' acido.

Emanuele Scaduto




(per approfondire leggi  qui )





6 commenti:

  1. u picciuttieddu sa fira... bravu è!
    gd

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  2. Scrivi bene Emanuele, cronaca asciutta e puntuale. "Frizza, il corpo frizza" non considerando l'orrore dell'atto mostruoso, mi è piaciuto molto.

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  3. FedericoMoccio5 giugno 2014 09:56

    Questo è il secondo (o terzo?) pezzo in cui la voce narrante è uno che si nasconde.
    Bello il "frizza" finale, rende molto bene la scena.
    E bravo a chistu ca frizza...!

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  4. Che dire, grazie di cuore per i commenti sempre positivi che mi scrivete. Questo Cottone non l'ho potuto conoscere, ma fece una brutta fine.

    Emanuele Scaduto

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  5. Mamma mia che orrore!
    Hai raccontato dal punto di vista dell'osservatore e noi con lui: anch'io praticamente ho visto tutto e sentito il corpo di Cottone sciogliersi nell'acido.
    Questa, per me, è bravura.
    L.I.

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  6. Complimenti, questo post "pare vero"
    Nina

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