mercoledì 26 marzo 2014

Omicidio del commissario Montana - Conte Cassina

Stiamo per affrontare questioni non molto piacevoli.
Tipico luglio. Un cane grosso e nero per strada vaga annoiato. Si avvicina ad un viandante. Passa e ‘ddrà, nun  ci rumpiri ‘a minchia. 
(Più in là, oltre l’autostrada e il promontorio, dietro la coltre fitta di buganvillee e alberi di limoni, dietro le mura di una casa non intonacata, dietro la porta della cucina, un polpo. È ancora vivo, un po’ stordito, è stato pescato già da un paio di ore. Una mano abile lo afferra per la testa e lo cala nell’acqua che bolle. La pelle viscida si ustiona, i tentacoli si imbizzarriscono. La mano abile risolleva il polpo e lo immerge un’altra volta. La resistenza è strenue. Alla terza immersione il polpo è ormai morto. Una presa di sale. Coperchio alla pentola che riprende la sua ebollizione.)

Come al solito quello lì se ne sarebbe andato a fare un giro in barca, a fare immersioni. Quando diceva lui, non c’era un giorno fisso - quel pomeriggio aveva portato con sé la fidanzata e una coppia di amici. Disse qualcosa al ragazzo del rimessaggio, tempo cinque minuti c’era un motoscafo bianco con un trenta cavalli imbracato che si librava in aria. Un giro di gru e quella barca toccava l’acqua. Commissario, può salire. Grazie, grazie. Ci vediamo stasera. Mi raccomando, noi chiudiamo col buio, non se lo scordi Commissario, che poi la barca può lasciarla attraccata alla boa. Non si preoccupi però, le barche attraccate non le tocca nessuno, qui mai nessuno ha toccato niente, e poi c’è sempre il guardiano. 
Troppe spiegazioni.
(Controlla il polpo, che sfatto poi non si può mangiare. Il polpo è un piacere del palato, la fame è un’altra cosa. Il polpo non sazia, è uno sfizio. La mano abile prende un forchettone e lo infila tra la testa e l’attacco dei tentacoli. Ancora è duro, risponde. E rimette il coperchio sulla pentola. Nell’aria si diffonde l’odore del mare.

Il pomeriggio che il commissario era al mare c’era un solo motoscafo blu che vagava per la costa. Tutti lo notarono, era un Tullio Abbate, bellissimo. Almeno undici metri.
I motoscafi bianchi no, erano tutti più o meno uguali.
Alle 20:50 il commissario aveva già attraccato e la gru sollevato il suo motoscafo. 
Il commissario si era tolto di dosso un po’ di sale gettandosi dell’acqua con il tubo, lo stesso con cui aveva sciacquato l’elica del trenta cavalli. Una cosa veloce.
(Alla stessa ora il polpo è ancora nella sua acqua di bollitura. È tiepida. Ammollo il polpo si prende di sale, diventa più buono.)
Alle 21:00 il commissario fu per terra,  immerso nella pozza del suo sangue. Un po’ di folla attorno a guardare che forma ha un uomo ucciso. La fidanzata urla, la coppia di amici la sostiene e grida chiamate un’autoambulanza. Arriva quasi subito, ma non è che ci sia da sperare. Quello è morto, gli hanno sparato alla faccia.
(Dietro la coltre fitta di buganvillee e alberi di limone, dietro le mura di una casa non intonacata, si sente una voce. Poi i bicchieri vengono riempiti. Tintinnano. Alle 21:40 il polpo viene tagliato a pezzi, cosparso di sale e di olio di oliva, quello sincero, fatto in casa che ti strozza. Anche di aglio, sminuzzato fino. E di prezzemolo, spezzato con le mani. Il coltello si sa, ne altera il sapore. La testa tagliata in due viene adagiata su un piatto a parte. Con l’inchiostro nerissimo in bella vista. Non si condisce, si mangia così. La testa è il boccone del buongustaio. Spetta al capofamiglia.)

Il commissario si chiamava Beppe Montana.
Pino Greco 'u scarpuzzedda
Pochi giorni prima a Buonfornello aveva fatto una retata, sul tavolo c'era una tazzina di caffè fumante che nessuno aveva bevuto - era per Pino Greco detto "scarpuzzedda", il pezzo più grosso della combriccola, quello che negli anni ottanta è implicato in tutti gli omicidi.
Pare avesse le prove per incriminare uno che costruiva palazzi, un Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del S. Sepolcro.
Morì a Porticello (PA) il 28/07/1985 alle ore 21:00. Poco prima aveva chiesto al titolare del cantiere il nominativo di un buon ristorantino dove mangiare bene. Magari del polpo all’insalata.
Il fratello del conducente del motoscafo blu, il Tullio Abbate di undici metri, verrà arrestato e liberato qualche mese dopo. Non c’entrava niente con questa storia.
Il fidanzato della figlia del titolare del cantiere, Salvatore Marino, viene preso e dato in pasto ai colleghi del commissario. Una volante lo accompagnerà al pronto soccorso per costatarne il decesso.
Effetti collaterali di una caccia al colpevole.
Ah, la mangiata fu innaffiata da vino rosso. Anche se col polpo un bianco secco e freddo si sarebbe prestato meglio.


Il conte Arturo Cassina, cavaliere dell'Ordine del Santo Sepolcro

Ma cu è?
Gestore della manutenzione stradale e fognaria per il Comune di Palermo nell'era Ciancimino e seguenti (per 36 anni rivelano La Torre e altri nella relazione di minoranza contro i lavori della maggioranza della commissione antimafia), prima con un'impresa a nome suo (che ottiene l'attribuzione dell'appalto senza alcuna gara) poi con imprese riconducibili alla sua famiglia (la Arborea che a sua volta detiene la famosa LESCA).
Don Vito Ciancimino ci tiene alle finanze di questa impresa, tant'è che dieci giorni prima della fine del suo mandato (dovuto alle dimissioni seguenti alle rivelazioni della Commissione Antimafia), le firma un mandato di pagamento di tre miliardi e mezzo per operazioni di manutenzione straordinaria.
Bravo don Vito!
In quei tempi la manutenzione stradale a Palermo costava quattro miliardi e quattrocento milioni di lire, a Bologna solo 498 milioni; e che dire di quella fognaria, a Palermo cinque miliardi e novecento milioni di lire, a Bologna solo 200 milioni. (da www.viandante.it)
A Binnu Provenzano il signor don Vito Ciancimino forse piaceva proprio per questo, a Totò un poco meno, tant'è che a Cassina sequestrarono il figlio Luciano il 16 agosto del 1972 rilasciandolo il 7 febbraio del 1973 dopo il pagamento di un miliardo e trecento milioni, tutti soldi che servirono per favorire la discesa dei Corleonesi in città.
Il conte era ritenuto uno degli intoccabili di Palermo, di lui si stava occupando il vice questore di polizia Ninni Cassarà (collaborava con la polizia elvetica su alcune ipotesi di riciclaggio di denaro sporco riconducibili al conte) con l'aiuto del commissario suo amico Beppe Montana.

Ordine di Santo Sepolcro

Negli anni ottanta certamente una piccola loggia che mette insieme, nelle cerimonie solenni che si tengono presso il duomo di Monreale, individui legati a don Vito Ciancimino ed esponenti politici quali il pidduista democristiano Vincenzo Carollo, il colonnello Serafino Licata, l'Alto Commissario per la lotta alla mafia Bruno Contrada, il capo della squadra mobile di Palermo Giacomo Salerno, l'ex-questore Giuseppe Montesanto. (da www.lesenfatsterribles.org)



Giorgio D'Amato


14 commenti:

  1. FedericoMoccio26 marzo 2014 11:22

    Conoscevo la storia di Beppe Montana, del Conte Cassina no.
    Che dire? Ci si rende sempre di più conto che queste cose sono tra noi, che non ne siamo fuori, che le storie non cambiano ma anzi si ripetono, continuamente, e prima era il morto per strada sparato, poi quello sciolto nell'acido, lo scomparso, insomma...ci si sente impotenti di fronte a tutte queste cose.
    Ci si chiede: da che punto partire per fermare questa cosa?

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    1. il punto lo conoscono tutti: quando lo Stato e gli imprenditori onesti garantiranno la piena occupazione, non ci sarà una sola persona che dirà che la mafia fa lavorare
      gd

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  2. Una scrittura avvincente, un pezzo scritto in modo eccellente. Sono pezzi estrapolati dai giornali? Non credo c'è molta narrativa. Bravissimi gli autori.

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    1. mi ero scordato a firmare i pezzi...
      gd

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    2. Lo aveva dimenticato per un eccesso di modestia, ahahah, allora triplamente bravo.

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  3. Onore e merito a Giorgio D'Amato, che con un colpo da maestro ti fa quasi più temere per la sorte del polpo, la sorte del commissario era purtroppo già segnata. Non possiamo dimenticare i terribili fatti di sangue in quegli anni di fuoco, il fatto che oggi si spari di meno deve solo preoccuparci di più. Mafia Telling informa chi non sa per ragioni anagrafiche e ricorda a chi c'era che la memoria è uno strumento efficace per riconoscere gli errori e il pericolo e soprattutto non dimenticare mai.

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    1. eggrazie alla colattinara Adele!!! (non ci avevo mai pensato, in effetti sì, u purpu sembra soffrire di più..)
      gd

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  4. Il racconto su montana è un capolavoro, un gioiello. La formula dei brani che specificano questo o quell'altro punto è intelligentissima, una formula che nel lungo periodo creerà una sorta di enciclopedia creativa, utile e interessante, un archivio della memoria, uno zibaldone su una questione cruciale per la sicilia e tutta l'italia. Grandi! (Nino Fricano)

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  5. Carissimo Giorgio lo hai scrito in forma impeccabile. Dall'acqua di polpo alla fine del povero Montana. Eppure non ricordo bene questo episodio. Ma Montana non fu quello ammazzato a Porticello? E lavorava con Cassarà? E dopo due gg muore anche Ninni Cassarà? Ma Montana era commissario? Devo rivedermi queste pagine

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    1. sì, fu ucciso a Porticello a poche centinaia di metri da casa mia, ero vicino al cantiere Orlando quando successe il fattaccio.
      Cassarà muore pochi giorni dopo... periodo nero... e sul prox post un apprfondimento su Salvatore Marino, il basista dell'omicidio Montana
      gd

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  6. Avevo quattordici anni quando questi fatti accadevano, eppure li vedevo così lontani, mentre leggendo i brani non posso non pensare che non solo avvenivano a poche centinaia di Km da casa mia in più viene confermato in me il pensiero che la mafia è sempre tra noi.
    Che tristezza e orrore: dopo tutti questi anni siamo ancora a poco, a troppo poco ...
    Come sempre bravo.
    L.I.

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  7. con questa lattina proviamo a dare una lettura emozionale a quei fatti, la chiave narrativa li rende vivi - il giornalismo fornisce solo nomi, cognomi, date di morte, alla lunga non distingue un morto da un altro
    gd

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  8. Amalgami in maniera perfetta giornalismo,narrativa e creatività originando un mixer che fa rivivere a chi legge momenti tragici come se fosse stato uno spettatore.bravissimo

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