martedì 18 marzo 2014

La natività del Caravaggio - Filippo La Rosa - Omicidio Fici


I due "rubagalline" s’intrufolarono nottetempo attraverso una porticina che conduceva direttamente dalla sagrestia all’oratorio. Il giorno avanti avevano fatto un sopralluogo con la scusa della Santa Messa, più di una faccia si era girata quando i due erano entrati nel piccolo luogo sacro. Quello tarchiato aveva un ghigno storto che gli dava un’aria perennemente truce, l’altro alto e squinternato pareva poco portato per l’atto di dolore. Il vecchio lucchetto aveva ceduto subito ed erano riusciti a introdursi all'interno dell’oratorio.

Appena il fioco chiarore di qualche lumino votivo, per il resto il buio si tagliava con il coltello, strumento del quale erano entrambi dotati. Ghigno accese la torcia non dovevano sbagliare, ecco la tela sull’altare maggiore imponente, attorniata da un esercito di sculture candide e vigorose. Dal basso della loro miserabile intelligenza si ritrovarono come animali ipnotizzati, ma fu giusto un istante, la potenza del sublime non trovò varco tra le pieghe lisce dei cervelli abituati soltanto a eseguire ordini.

Nella parte centrale del dipinto l’angelo planante pareva fare la guardia alla famigliola. Il più tarchiato dei due impallidì nell'oscurità quasi che si fosse trovato dinanzi un gendarme. Lo spavento rese ancora più maldestra la sua mano, tagliò malamente la tela, l'altro, lo smilzo, cominciò ad arrotolarla borbottando tra i pochi denti parole inintelligibili interrotte improvvisamente dal cupo boato di un tuono, fu come se qualcuno li avesse colti sul fatto. Le minuscole serpi nascoste tra gli stucchi tirarono fuori la lingua. Il timor panico accelerò l’azione. Fuori pioveva come Dio la mandava. Lampi e tuoni cominciarono a tempestare le mura duecentesche, la graticola di San Lorenzo parve illuminarsi con il fuoco del supplizio, si dettero alla fuga precipitosamente sotto l’acqua torrenziale che si rovesciò equanime su ladri e bottino.
- "E questo che minchia sarebbe?"- Scimuniti senza cirivieddu! L'arriducistivu na fetenzia! Che ci dico a me mugghieri? Non si capisci cchiù nenti! La donna che sedeva sul letto in abiti discinti allungò lo sguardo muto verso il povero dipinto.
-"Andate via disgraziati, un siti buoni mancu p'arrubarici le caramelle ai picciriddi!"Itivinni prima ca vi scannu!”
Il laido signorotto prese la tela, la dispiegò sul letto, e osservò avvilito quel che ne rimaneva: il bambinello, abbandonato avvolto dallo sguardo della madonna malinconica, il manto verde di San Giuseppe ridotto a una poltiglia, l’atmosfera che rimanda all’epilogo tragico, quel dito puntato che rivela il filo rosso ideale della sofferenza e che profetizza il dramma del sacro quotidiano. I santi che vegliano, ai piedi dei quali donna Assuntina la sposa legittima, si genuflette a ogni vespro per supplicare la grazia di un figlio che non vuole arrivare. La gettò per terra, vicino agli stracci dell’altra, quella che una sera sì e una no gli abiti se li toglieva per lui. Livido di rabbia se ne tornò a casa senza una parola. Non poteva ancora saperlo, ma la grazia, era arrivata… alla fimmina sbagliata.
Adele Musso


Il furto della Natività del Caravaggio

La notte del 17 dicembre del 1969 a Palermo pioveva a dirotto, pure a piazza San Francesco di Paola dove fanno il pane con la milza. Un motoape si fermò davanti l'Oratorio di San Lorenzo, non ci volle molto, con un coltello la tela venne staccata dalla cornice, fu arrotolata dentro un tappeto e caricata nel cassone.
Secondo il pentito Gaspare Spatuzza il quadro passò di mano diverse volte, da Pietro Vernengo a Gerlando Alberti, da Rosario Riccobono a Pietro Calò per poi finire in una stalla tra maiali e topi, rosicchiata e masticata.
Secondo Salvatore Cancemi invece il Caravaggio veniva esposto durante le riunioni della Cupola.

Un'altra pista invece rimanda alla cattura del latitante Filippo La Rosa, componente della famiglia di Brancaccio che aveva il suo covo tra i giardini di Ciaculli.
Dalle intercettazioni che portarono alla sua cattura, risultò che uno dei suo curatori era andato per mostre di antiquariato; sul suo comodino c'era, tra gli altri, La pista Caravaggio, il giallo di Ian Pears, con parecchie sottilineature e annotazioni.
(GD)


Filippo La Rosa

Considerato reggente del mandamento di Ciaculli, è stato arrestato dagli uomini della DIA il 10 settembre del 2009. E' stato componente del gruppo di fuoco della famiglia di Ciaculli durante il periodo della seconda guerra di mafia.
A Filippo La Rosa è imputato l'omicidio di Giovanni Fici che gli è valsa la condanna all'ergastolo.
Assistette all'eliminazione di Pino Greco detto "scarpuzzedda"; si era allargato assai, pensava don Totò Riina, tant'è che per fargli capire che ormai contava poco, organizzò la strage di piazza Scaffa -  territorio del Greco - senza fargli alcuna comunicazione. Nell'ottobre del 1985 Filippo La Rosa, Vincenzo Puccio, Giuseppe Lucchese e Agostino Marino Mannoia portano Pino Greco in una villa tra Misilmeri e Bagheria.
In quell'occasione Filippo La Rosa disse a Vincenzo Puccio: "Io sto con le cose giuste, mi rimetto nelle tue mani".
Giovanni Fici, che era stato a lungo il guardaspalle di Pino Greco, avrebbe voluto vendicare la morte del suo amico uccidendo Agostino Marino Mannoia e Giuseppe Lucchese. Per questo motivo fu eliminato il primo febbraio del 1988. Non fu facile uccidere Fici, un primo tentativo fu esperito il ventuno gennaio, quando un gruppo di fuoco lo seguì attendendolo all'uscita del commissariato dove si era recato per l'obbligo della firma giornaliera. In quell'occasione riuscì a scappare. Grazie a Filippo La Rosa, suo cugino, e alla fiducia che Fici riponeva in lui, che la vittima fu condotta in una traversa di corso Calatafimi, sotto l'abitazione di un medico. Fici tentò di fuggire ma il gruppo di fuoco composto da Giovanni Drago, Giuseppe Lucchese, Giuseppe Graviano, Agostino Marino Mannoia, Renzino Tinnirello e Francesco Tagliavia fu più veloce.
Vincenzo Puccio, a proposito di Filippo La Rosa, diceva che suo figlioccio gli dava sempre grandi soddisfazioni. Ma in Cosa Nostra non si muore di vecchiaia, soprattutto se il capo, 'u zu' Totò, si convince che il picciotto comincia a scalpitare troppo e pertanto anche per Puccio arrivò il momento, sotto forma di bistecchiera sul cranio, a dare il colpo Pino Marchese - figlioccio di Riina e nipote di Filippo Marchese -, ufficialmente perché i due avevano litigato (uno voleva vedere la partita, l'altro il programma "Colpo grosso", così disse Marchese, poi capì di essere stato fregato da Riina e cominciò a collaborare con la giustizia). 

Giorgio D'Amato

14 commenti:

  1. Questo è il modo migliore di utilizzare un blog, andare per accumulo, sviluppare uno stesso tema (tipo la mafia) e procedere piano piano snocciolando tutti i punti di vista possibili. Negli anni il blog diventerà un archivio formidabile, una banca dati, un ipertesto, un raccoglitore di spunti che può servire a trovare sempre ulteriori "filoni" nella ricerca. Veramente molto interessante la formula di questa lattina "mafia telling"

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    1. Metodo Fricano applicammo: combinazione tra scrittura creativa, storia, fotografie.
      Una grande memoria da scrivere sopra le lapidi e non sotto.
      GD

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  2. questo post poi mi ha dato molte info su un fatto che mi interessa molto: la sparizione di pino greco scarpa. Su un personaggio del genere, e una storia del genere, ci si potrebbe fare un ciclo di romanzi.

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    1. tu sai che a due passi da casa nostra c'è il residence sequestrato a Pino Greco.. si trova a ridosso del bar pizzeria Mongerbino
      gd

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  3. Carissimo vorrei aggiungere due cose sul quadro, ovviamente, e la sua stroria. Oltre a quanto hai narrato sul danneggiamento del quadro, oltre al fatto che veniva esposto nelle riunioni di maia, e la fine dentro un porcile mangiato da topi e maiali, c'è un'altra storia ancora: fu piazzato sul mercato della ricetazione: a Napoli. Ci fu un noto storico dell'arte o comunque un esperto che fu contattato ma la stessa notte ci fu il terremoto e non fu possibile concludere l'affare. Altro non so...

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    1. si CLO, ho letto pure questa cosa... attualmente la pista acclamata è quella che riconduce a La Rosa.
      gd

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    2. A La Rosa cioè come racconta Adele che fosse in mostra nella sua camera da letto? Racconta nei dettagli. La storia di questo quadro mi ha sempre incuriosito. Un'opera di un maestro della nostra pittura. Pensa che meraviglia l'arte Italiana. Ce la invidia tutto il mondo. L'America ha fatto cose da pazzi per accaparrarsi opere italiane fino al seicento. Due o tre opere del Caravaggio sono esposte al Metropolitan Museum tra cui i Musici. E noi? Noi siciliani ad un opera così bella che facciamo? Siamo dei barbari che meritano la forca. Altro che al Caravaggio!!!! Altra cosa che vorrei aggiungere è che questa opera fa parte delle opere scomparse che la Guardia di Finanza ancora cerca. Un esempio encomiabile è l'iniziativa da poco svoltasi a Palermo al Convitto dei Gesuiti Casa Professa su questa e su altre opere. Una iniziativa pubblicizzata nel corso della proiezione del film Monument Man di Geoge Clouney. Anche se è molto americano ha il pregio di farci conoscere lo scempio operato dai nazisti nei confronti dell'Arte di tutto il mondo. E forse Stendhal sarebbe morto stecchito a guardare questo film. Si perchè si può piangere solamente di fronte alla Bellezza violata. Allora distrussero molte opere. Picasso, e come già detto due opere del Caravaggio forse anche tre. Nel film si vede proprio il ritratto di Cortigiana che brucia. I nostri coinsulani sono paragonabili a quei nazisti. Ci hanno sottratto la memoria storica: un'opera d'Arte che è patrimonio dell'umanità

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  4. Questi racconti compongono il ritratto di una oscura cronaca, Mi piace molto questa connessione tra il pezzo scritto da Cla e l'arte narrativa. Con L'ultimo pezzo sembra di leggere un verbale della Polizia (e magari lo è). Bravi tutti. Anche se io ancora sono un po' confusa da tutte queste lattine. ahahha

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  5. FedericoMoccio19 marzo 2014 09:59

    Azz, io sono veramente tanto ignorante in materia, metti pure che con i nomi non sono bravo (che poi pare che tutti quelli vicino ai mafiosi abbiano gli stessi nomi, oggi spuntò Pino Marchese che io ricordavo come Pippo o come il nome completo, Giuseppe. Oggi fa pure l'onomastico), quindi mi ero perso questa storia del Caravaggio. L'accaduto è metafora di una società che non si oppone e che sta permettendo tutto questo, rosicchiata come la tela dai topi.
    Questa lattina è veramente interessante per molti elementi.
    Complimenti a entrambi!

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    1. Caro Federico in Sicilia ci sono troppi Giuseppe, Salvatore etc etc, anch'io mi cunfunnivu, pertanto ogni tanto mi dico: ma quello non era morto, o lo hanno ammazzato due volte?

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  6. Le storie si intrecciano uomini che pregano Santi e che fanno della devozione strumento per piegare le masse. Lupi che sacrificano agnelli e si circondano di immagini sacre dove specchiarsi per ripulirsi l'anima. Io spero che il Caravaggio sia andato distrutto, lo preferisco rosicchiato dai topi che non in bella mostra nella abitazione di un assassino. Avremo modo di parlare del rapporto della mafia con Dio e anche là c'è da scrivere romanzi.

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    1. gli altarini di Aglieri e di contro il nichilismo di MMD
      gd

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  7. Lattina interessante, sporca di sangue, nera di morte, da soffiarci sopra per conoscere la storia di tante vittime e morti ammazzati. Mi piace la struttura usata che rende meno pesante il tutto.
    Bravi bella coppia!

    Nina

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  8. Trovo "creativo" parlare di mafia in questi termini: applicando il metodo Fricano che c'abbiamo azzeccato alla grande.
    Bravi.
    L.I.

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