I due "rubagalline" s’intrufolarono
nottetempo attraverso una porticina che conduceva direttamente dalla sagrestia
all’oratorio. Il giorno avanti avevano fatto un sopralluogo con la scusa della
Santa Messa, più di una faccia si era girata quando i due erano entrati nel
piccolo luogo sacro. Quello tarchiato aveva un ghigno storto che gli dava
un’aria perennemente truce, l’altro alto e squinternato pareva poco portato per
l’atto di dolore. Il vecchio lucchetto aveva ceduto subito ed erano riusciti a
introdursi all'interno dell’oratorio.
Appena il fioco chiarore di qualche lumino
votivo, per il resto il buio si tagliava con il coltello, strumento del quale
erano entrambi dotati. Ghigno accese la torcia non dovevano sbagliare, ecco la
tela sull’altare maggiore imponente, attorniata da un esercito di sculture
candide e vigorose. Dal basso della loro miserabile intelligenza si ritrovarono
come animali ipnotizzati, ma fu giusto un istante, la potenza del sublime non
trovò varco tra le pieghe lisce dei cervelli abituati soltanto a eseguire
ordini.
