mercoledì 16 luglio 2014

Rosalia Pipitone - Patate a sfincione

Stavo pelando le patate per farle a "sfincione” per mio genero, il marito di figlia, mischino ha perso la madre da piccolo e e le patate in questo modo non gliele cucina nessuno. Lo avevamo invitato a casa nostra per il suo compleanno, 23 Settembre. Con tutti gli anni che mi ritrovo, preparare questi piatti è diventato un gioco. A cena saremmo stati mia figlia, lui e il figlio piccolo, Tano, come il nonno. Mio marito era andato a pescare, come quasi tutti gli uomini della Arenella. Avevo finito di sbucciare le patate, mi andai a lavare le mani e nell'attesa che si asciugassero accesi la televisione. Vedo la faccia di uno che conoscevo, morto qualche anno prima. 


Un delinquente e niente di più. Peppino Impastato. Quel terrorista voleva fare saltare in aria il binario di Cinisi, e tutti stanno a dire che sono stati uomini rispettabili e rispettati di Cinisi ad ucciderlo ed infamarlo. I nostri amici. Se solo sapessero quanto bene fanno, uomini del genere! Proprio come “u zù Ninu”,che ci regalò la televisione dalla quale vidi quella cosa inutile. Mi arrabbiai così tanto che spensi e continuai a cucinare.
La prima patata sbucciata toccò l'acqua e proprio sotto casa mia sentii una sparatina. Mi immobilizzai, pietrificata.
Mai avrei uscito la testa fuori, mai avrei curiosato. Ognuno deve farsi i fatti suoi, nel nostro quartiere. E chiunque abbia ricevuto quel colpo, di sicuro se lo meritava. Continuai a buttare le patate nell'acqua. Due, tre, quattro, cinque colpi. Uno dopo l'altro adesso. Andai a pulire le acciughe salate.
Più tardi, quando ritornò mio marito, ci informò chi si era fatto portatore di tutto quel metallo: Rosalia Pipitone, la figlia di Antonio. Era cresciuta insieme a mia figlia. Giocavano insieme nella strada e d'estate stavano giornate intere in spiaggia. Ci disse anche che un suo cugino si era buttato dal balcone, lasciando scritta una lettera dove ammetteva di aver avuto un rapporto con Lia. La buttanazza se l'è meritato.
Una femmina del genere è solo un grande disonore per la famiglia, dissi.
Se lo meritò per davvero.
Iniziai a versare la salsa, a lei pensavo, per sbadataggine finì per terra, formando una pozza che si allargava.


Ricordando Rosalia Pipitone, figlia di mafia, anzi, di mafioso.
Uccisa per ordine del padre, Antonio Pipitone. 23 Settembre 1983.
“Vuolsi così colà dove si può ciò che si vole”


Antonio Mineo

7 commenti:

  1. Bellissimo pezzo! Interessantissima la prospettiva adottata, bello l'ultimo particolare della salsa. Se posso dare un piccolo suggerimento, sporca il linguaggio di questa signora fino in fondo. Complimenti!

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  2. Sporcare il linguaggio... ahahaa quanto mi piace
    e questo pezzo lo fa, bravo Antonino (leggeremo altro di lui, e presto!)
    gd

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  3. FedericoMoccio16 luglio 2014 18:05

    Mignazza quant'è bello questo pezzo. Sul serio.
    Ci vuole veramente tanto coraggio a scrivere un pezzo così.
    Tanti ma tanti complimenti, Mineo!

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  4. ... e più non dimandare ...
    Bel post.
    L.I.

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  5. Bella vero questa prospettiva vista dalla cucina. Arrivano ed escono da lì solo le cose giuste, raccontate come si deve e come si conviene ad una vera signora. Per quanto riguarda il grado di sporcizia del linguaggio, e non per polemizzare con Valeria (la bravissima Valeria!) mi sembra sporco quanto abbasta, come le mattonelle dalla salsa, che già rossa lo è di suo. Complimenti Antonio.

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  6. Bellissimo post. Storiaa che si arrossa di vergogna di salngue e di salsa...A presto

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  7. Si, scritto veramente bene. Affiorano i vizi (l'omertà) e il "rispetto" portato alle persone sbagliate. Tante cattive abitudine vecchie quanto la mafia.

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